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GADGET: OPERA EDITORIALE "GUIDA AI SACRI MONTI"

Cod. 3759

Gadget: opera editoriale "guida ai sacri monti"

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DESCRIZIONE

I Sacri Monti sono luoghi unici e di straordinario fascino, incastonati in scenari naturalistici incantevoli, in posizioni mozzafiato a dominio di valli, laghi, pianure o paesaggi collinari che si susseguono a perdita d’occhio. Quando si sale a un Sacro Monte, si perde la cognizione del tempo e, giunti alla fine del percorso di visita alle cappelle, si comprende che la scelta del luogo non è casuale, ma il legame spirituale che l’uomo ha stretto con la sua maestosa natura si tramanda da millenni. La realizzazione di questa guida nasce dalla constatazione che non a tutti è chiara l’idea di che cosa siano i Sacri Monti. O meglio, molti conoscono una mezza verità: che si tratta di luoghi devozionali cristiani (Sacri), situati su un rilievo (Monte) e che comprendono un numero imprecisato di cappelle decorate con statue e affreschi sulla vita di Cristo o della Vergine. Tuttavia sono ancora parecchi a ritenere che siano espressione di un’arte popolare, figli di uno stile minore o poco raffinato, e quindi di secondaria importanza rispetto al resto del patrimonio monumentale italiano. Conoscerli più a fondo significa compiere un piccolo sforzo per aprirsi alla scoperta di un fenomeno culturale e artistico di assoluto rilievo, che si è sviluppato nell’arco di quattro secoli (dal XV al XIX), esercitando un notevole influsso sull’identità dei luoghi in cui si è radicato. Arroccati su un colle o un rilievo, questi scrigni d’arte sono raggiungibili in mezz’ora di treno o automobile dai grandi centri urbani come Milano e Torino, Novara, Varese (il Sacro Monte è parte della città), Verbania, Vercelli, Biella. Partiamo dall’inizio, da chi li ha ideati, perché e quando. Rispondendo in sequenza, possiamo dire che i Sacri Monti sono nati dalla mente di Bernardino Caimi, padre francescano che sognava di ricostruire i luoghi dove visse Gesù Cristo in un territorio sicuro, dopo che, con la caduta di Costantinopoli nel 1453, il pellegrinaggio in Terra Santa era diventato difficile e pericoloso. Al suo ritorno dalla Palestina, cercò un luogo che ricordasse nella conformazione orografica il monte di Gerusalemme e, dopo lungo girovagare, si fermò a Varallo (1486). Qui eresse le prime cappelle affidando la narrazione della vicenda umana di Cristo alle sculture e agli affreschi alle pareti. Fortuna o destino vollero che quella stessa terra, la Valsesia, avesse dato i natali a un artista di straordinario talento, Gaudenzio Ferrari, che seppe dare un’interpretazione innovativa ai primi sacelli costruiti dal Caimi. Nelle sue rappresentazioni plastiche dinamizzate dallo sfondo pittorico, il Ferrari riuscì a tradurre i temi sacri con straordinaria semplicità tanto agli occhi dei poveri pellegrini (in maggioranza, e spesso analfabeti) quanto ai sofisticati sguardi della nobiltà, smuovendo la sensibilità umana come solo la commistione di più forme d’arte riesce a fare: architettura, scultura, pittura, unite in una messa in scena teatrale. Questa fervida capacità interpretativa, che oggi definiremmo multimediale, fiorì in un contesto storico favorevole, nel periodo in cui il Concilio di Trento (1563) aveva affilato le armi e impartito nuove strategie per contrastare il vento della riforma protestante che soffiava dal Nord Europa. Sotto l’egida dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo e, poco dopo, del vescovo di Novara Carlo Bascapè, la formidabile azione divulgativa delle immagini animate delle vicende di Cristo, di San Francesco (in quel periodo sarà fondato il Sacro Monte di Orta) e dei Misteri del Rosario (tema del Sacro Monte di Crea) diedero nuova linfa al fenomeno, alimentando la fondazione di nuovi complessi monumentali con caratteristiche simili. In queste roccaforti sorte sulle Alpi o le Prealpi ai confini con l’impero protestante, il dogma cattolico veniva trasmesso alla suggestione dei fedeli secondo schemi stilistici semplici, immediati ma straordinariamente vividi ed efficaci. Il modello narrativo di Gaudenzio Ferrari a Varallo fu ripreso dai grandi artisti che si formarono nel cantiere di quel Sacro Monte, che lo trasmisero agli altri complessi dove prestarono la loro opera: ne sono un esempio i fratelli d’Enrico, (Giovanni, Tanzio da Varallo e Melchiorre) o altri autori di grande fama di origine lombarda come il Morazzone, oppure i Fiammenghini, i Tabacchetti, il Bussola e molti altri che declinarono le loro interpretazioni attraverso le correnti stilistiche del proprio tempo. I Sacri Monti hanno attraversato fasi di ricchezza e di declino seguendo le sorti del loro territorio e per il fatto di essere stati cantieri aperti nell’arco di più secoli, hanno conservato le impronte stratificate della storia e degli stili che li hanno attraversati: rinascimentale, manierista, barocco, rococò, neoclassico, liberty. Nel 2003 i sette Sacri Monti piemontesi e i due lombardi sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall UNESCO. La tutela, la conservazione e valorizzazione dei Sacri Monti piemontesi è oggi affidata, dalla Regione Piemonte, all’Ente dei Sacri Monti con sede amministrativa e documentale a Crea; il Sacro Monte di Varese è gestito dalla Parrocchia del Santuario di Santa Maria del Monte, quello di Ossuccio dalla Diocesi di Como che ha costituito un ente apposito denominato Santuario della Beata Vergine del Soccorso.

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